La dipendenza affettiva: dal bisogno di sentirsi amato al bisogno di amare se stessi

Beatrice, una mia paziente, un giorno mi ha chiamata e mi ha detto:

“ vorrei prendere un appuntamento per me e per il mio compagno, però non so forse è meglio che vengo io perché devo capire se il problema è mio soltanto oppure no”

In questi primi incontri Beatrice mi racconta di sé.

Vorrebbe sposarsi e avere dei figli perché lei ormai è pronta per avere una famiglia. Lui però non si pronuncia, è sempre molto vago e questo per lei è motivo di malessere e anche di litigio. Durante le sedute mi ripete con frequenza : “tutte le mie amiche sono sposate solo io no” ancora aggiunge : “ se aspetto ancora mi faccio vecchia”.

Con il proseguire degli incontri Beatrice continua a raccontarmi che  In quanto prima figlia i genitori hanno sempre riposto in lei grandi aspettative ( la mamma e il papà sono due insegnanti) dunque lei non ha mai potuto sbagliare, ha sempre dovuto essere brava a scuola e addirittura laurearsi, cosa che le permetteva di ricevere in cambio il riconoscimento e l’amore di cui aveva bisogno “ la brava bambina degna d’amore”.

 Tutto questo lei lo fa per dimostrare ai suoi genitori quanto fosse brava e nel tempo questo comportamento si è riversato nella sua vita diventando una costrizione perché pian piano ha iniziato a soffrire di ansia e di attacchi di panico che sono poi aumentati negli anni universitari, soprattutto  quando lei lasciava casa per andare a Roma.

 Tant’è che ricorda gli occhi di sua madre disperati e persi al pensiero che lei partisse.

Infatti  seppur non glielo diceva lei sentiva questo dolore, un dolore che però era reciproco perché anche lei soffriva di questo distacco.

 Le cose appunto peggiorano quando lei intraprende una nuova relazione:  non riesce a staccarsi dalla sua famiglia e viversi questo rapporto, tantomeno la convivenza con lui.

Si sente divisa a metà e il senso di colpa amplifica la sua confusione, si sente ancora troppo figlia, ancora troppo legata alla sua famiglia.

In terapia affrontiamo la sua infanzia e lei me la racconta con serenità e gioia perché comunque la sua è una famiglia presente , amorevole e disponibile, forse troppo da impedirle di essere autonoma.

Ricorda con piacere i momenti belli trascorsi con loro,  le vacanze, la montagna, le escursioni, ma sente  anche la sofferenza provata dall’assenza lavorativa dei suoi genitori. La mamma in modo particolare.

Il loro rapporto amorevole pian piano per lei è diventato una gabbia dorata, bellissima ma pur sempre una gabbia.

Beatrice pian piano attraverso la terapia inizia a comprendere molte dinamiche, inizia a sentire il desiderio di essere autonoma e non più una bambina dipendente dai suoi genitori, ma il senso di colpa di staccarsi da loro era più forte del desiderio di rendersi autonoma.

 In questo desiderio Beatrice racchiude tante emozioni tra cui la paura di doversi necessariamente appoggiare all’altro per sopravvivere perché senza tale appoggio si sente incapace.

Come è nata questa dipendenza affettiva?

La dipendenza affettiva ha origine nel passato affettivo e relazionale ed in particolare nel rapporto instaurato durante l’infanzia con i genitori.

Probabilmente quest’ultimi hanno lasciato insoddisfatti i bisogni d’amore  infantili costringendo questi bambini  ad adattarsi imparando a limitare i loro bisogni.

 Questo processo di limitazione può portare al formarsi di pensieri del tipo: “I miei bisogni non hanno importanza” o  “non sono degno di essere voluto bene”.

Da adulti, questi “bambini non amati” dipendono dagli altri per quanto concerne il proprio benessere psico-fisico e la soluzione dei loro problemi. Vivono nella paura di essere rifiutati, scappano dal dolore, non hanno fiducia nelle loro capacità e si giudicano persone non degne d’amore. Questo è un sentimento costante che ingabbia la persona dipendente affettivamente, limitando così il suo bisogno di amare e sentirsi amato.

La dipendenza affettiva a modo di esistere  nei casi in cui:

  • Una famiglia riversa eccessive aspettative nel figlio : “ il bravo bambino “ che non può deludere tali aspettative.
  •   C’è eccessiva protezione / amore e quindi scarsa possibilità per il bambino di sperimentarsi e quindi di rendersi autonomo.
    Il bambino cresce nella convinzione che la normalità è quella che vive, ma poi può succedere come nel caso di Beatrice ad esempio che una relazione ti mette davanti ad una realtà diversa che quell’adulto non è in grado di fronteggiare e il rischio è quello di viversi un rapporto non basato sull’amore e sull’autonomia ma sulla dipendenza, sul fondersi e confondersi con l’altro.
  •  la persona dipendente non si sente degna di essere amata/o
  • Scarsa autostima
  • Paura dell’abbandono e della disapprovazione
  • iperresponsabilizzazione

 Il dipendente affettivo pensa che il proprio benessere dipenda da un altro, per cui si finisce col mettere la propria vita nelle mani di un’altra persona.

Pur di ottenere affetto, stima e riconoscimento del proprio valore, si accettano compromessi indecenti e di ogni genere, verso una dimensione che piano piano annulla la propria dignità: si dice sempre di si alle richieste esterne, non riuscendo a mettere confini a quanto si è disposti a subire.

In altre parole, la strada per ottenere affetto è quella di annullarsi completamente come persona.

Per queste persone, l’unico modo, l’unica strada possibile per ottenere l’amore è quella di piegarsi alla volontà dell’altro.

 Queste persone sono dominate da una fame interiore insaziabile ma soprattutto insopportabile: è una fame di sicurezza, di conferma del proprio valore, di riconoscimento dall’altro. Il dipendente affettivo è completamente proiettato sull’altro, e questo suo annullarsi per dedicarsi all’altro  è la sua gabbia ma per contro l’unico modo che ha per sentirsi degno d’amore e meritevole d’affetto.

la dipendenza affettiva inizia dove finisce la capacità di vivere una relazione con libertà e spontaneità.

Quando l’altro non è più libero di “essere”, ma è “costretto” ad assumere un ruolo, l’amore diventa compensazione di qualcosa che riempie  i nostri vuoti, controlla le nostre paure, seda i nostri bisogni.

 Il rapporto non diventa più un incontro tra due persone, ma soltanto dipendenza e limitazione reciproca, responsabili di un dolore psicologico talmente violento da essere difficilmente sopportabile.

Lentamente ma inesorabilmente si avvia un percorso di auto-costruzione di barriere che imprigionano invece di rassicurare.

Cosa fare in questi casi?

A questo punto se un po’ ti riconosci nelle parole che hai  letto ti dico che qualcosa per te puoi fare e che dalla dipendenza affettiva si può uscire, ma il primo passo è riconoscersi in tali dinamiche.

ad esempio prova a chiederti :

Come ti vivi in un rapporto di coppia?

Stai vivendo il tuo rapporto emotivamente libero dal dover fare o dare all’altro oppure il tuo rapporto è sbilanciato e tu sei protendi eccessivamente  verso l’altro?

Senti che ti annulli per il tuo partner?

Ad esempio nella tua relazione tendi a non avere spazio e tempo per te  e per i tuoi bisogni perché occuparti dell’altro è per te indispensabile? Non so , ti chiamano le tue amiche o i tuoi amici per fare un semplice aperitivo, vorresti tanto andare, senti che ne hai bisogno, ma questo bisogno è limitato dal fatto che presto il tuo partner tornerà  e tu inizi a sentirti in colpa se pensi di lasciarlo a casa da solo, hai paura inoltre che  possa pensare che tu non provi abbastanza amore  e questo sentimento ti riporta così ad abbandonare l’idea di uscire…. Quanto spesso ti capita di agire in questo modo?

Ancora  prova a chiederti ….Cosa si può fare per uscire da questa gabbia per ritrovare la tua libertà di sentire e vivere l’amore?

La prima cosa che puoi fare potrebbe essere questa: sii consapevole

Queste domande possono servire per darti un po’ più di consapevolezza rispetto alla dipendenza affettiva che molto spesso si confonde con l’amore.

 Solitamente pensiamo che fare sacrifici per l’altro possa essere cosa normale, ma attenzione però a come lo fai perché il rischio è quello di annullarsi.

Nel caso poi queste soluzioni non fossero sufficienti per capire o inquadrare meglio la problematica puoi lasciarmi un commento o scrivermi in privato .


Articolo a cura della
Dott.ssa Roberta Ruggieri
Psicologa e Psicoterapeuta a Itri

Roberta Ruggieri
Psicologa e Psicoterapeuta

Dr.ssa Roberta Ruggieri

Psicologa e Psicoterapeuta a Itri
P.I. 02826230597
Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Lazio n. 19054 dal 19/12/11
Laureata in Psicologia

© 2019. «powered by Psicologi Italia». È severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.
www.psicologi-italia.it